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Home arrow Bibliografia essenziale arrow Remarque 1931, Niente di nuovo sul fronte occidentale
Remarque 1931 Stampa
Scritto da Redazione   
venerdì 19 ottobre 2007

Erich Maria Remarque 
All'ovest niente di nuovo (Niente di nuovo sul fronte occidentale)
Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1931, 1972 e 1975.

Il volume di Remarque è divenuto con gli anni, in tutta Europa, la più dura ed efficace denuncia della guerra e del militarismo.
Il titolo del libro è notissimo. Contribuendo a renderlo popolare, nel 1979, uscì pure un film di Delbert Mann, che riprendeva i contenuti del libro ed aveva lo stesso titolo. Autore del volume, Erich Maria Remarque (pseudonimo di Erich Paul Remark) è uno scrittore tedesco, nato a Osnabrück, in una famiglia cattolica. Il libro, che è la sua opera più famosa, fu pubblicato nel 1929 (con il titolo Im Western nichts Neues). In esso è descritta la brutale crudeltà della guerra, vista da un soldato che è andato al fronte a diciotto anni ed è stato ferito più volte. Il libro venne messo al bando come antimilitarista nel 1933, dai nazisti, che giustificavano il provvedimento affermando, fra l’altro, che Remark fosse soltanto la copertura, scritta al contrario, di Kramer, il vero cognome ebreo dell’autore. Nel corso della sua vita Remarque pubblicò numerosi altri libri, nessuno dei quali ebbe però la fortuna del primo. Alcune sue righe, a mo’ di distico, aprono il primo capitolo. In esse è detto: «Questo libro non vuol essere né un atto di accusa né una confessione. Esso non è che il tentativo di raffigurare una generazione la quale – anche se sfuggì alle granate – venne distrutta dalla guerra».
Dopo aver dedicato quasi ogni pagina del volume a descrivere il più vero e tragico dei conflitti, con parole che straziano il lettore, Remarque conclude la sua fatica scrivendo queste righe scioccanti ed esplicative, riferite, però, solo al protagonista del romanzo: «Egli cadde nell’ottobre 1918, in una giornata così calma e silenziosa su tutto il fronte, che il bollettino del Comando Supremo si limitava a queste parole: ‘Niente di nuovo sul fronte occidentale’. Egli cadde con la testa in avanti e giaceva a terra come se dormisse. Quando lo voltarono si vide che non doveva aver sofferto a lungo: il suo volto aveva un’espressione così serena, quasi fosse contento di finire così».

G.C.

222 pagine (ed. Mondadori 1975).

testo:
© 2007, Gabriele Calvi e Museo della Guerra Bianca in Adamello