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Home arrow Bibliografia essenziale arrow Lussu 1945, Un anno sull'altipiano
Lussu 1945 Stampa
Scritto da Redazione   
venerdì 19 ottobre 2007

Emilio Lussu
Un anno sull'altipiano
Giulio Einaudi editore, Torino 1945 (1a ed. "Saggi"), 1960 (2a ed.), 1964 (5a ed., 1a ed. "Coralli"), 1970 (5a ed.), 1974 (6a ed., 1a ed. "Nuovi Coralli"); Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1970 (1a ed. "Gli Oscar").

Mario Rigoni Stern dice: «Tra i libri sulla Prima Guerra Mondiale Un anno sull’Altipiano di Emilio Lussu è, per me, il più bello». Questo giudizio è condiviso da molti. Personalmente, ne sono stato tanto affascinato da dedicare più volte parte delle vacanze estive a girovagare sull’Altipiano dei Sette Comuni, in particolare dalla Bocchetta di Portule, all’Ortigara ove i segni della battaglia lacerano ancora il cuore, a Cima della Caldiera, fino alle Melette, Castelgomberto e Monte Fior, che Lussu ben conosceva. Vi aveva comandato, come Tenente maggiore in seconda, il 3° battaglione del 151° reggimento di fanteria, della Brigata Sassari, quasi interamente composto da sardi. Quei sardi che dal giugno 1916 in poi seppero resistere, dapprima disperatamente e, infine, con successo, alla pressione della ‘spedizione punitiva’ austriaca, prima che tracimasse nella pianura veneta. Lussu, in una breve introduzione, afferma che «il lettore non troverà, in questo libro, né il romanzo, né la storia. Sono ricordi personali, riordinati alla meglio e limitati ad un anno, fra i quattro di guerra ai quali ho preso parte. Io non ho raccontato che quello che ho visto e mi ha maggiormente colpito. Non alla fantasia ho fatto appello, ma alla mia memoria…». In realtà, Lussu conduce una dura requisitoria contro l’orrore della guerra, senza ricorrere ai toni polemici e sapendo descrivere senza forzature i sentimenti dei soldati, i loro drammi, gli errori e le disumanità che ferirono tanto sovente il morale delle truppe. Pur perseguendo con chiarezza l’intento di demolire il militarismo, Lussu non perde né la misura di quanto dice, né la fine sensibilità e le sfumature di chi sa scrivere anche con il cuore. Ecco come introduce, con poche righe, l’entrata in scena della Brigata Sassari: «…è cantando Quel mazzolin di fiori, mentre sale per la prima volta l’Altipiano in quel giugno del 1916, che la Brigata Sassari incontra i profughi che hanno abbandonato le loro case alla furia della guerra: “… la nostra colonna cessò i canti e si fece silenziosa…”».

G.C.

212 pagine (ed. Einaudi 1974).

testo:
© 2007, Gabriele Calvi e Museo della Guerra Bianca in Adamello