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Home arrow Bibliografia essenziale arrow Fussel 1984, La memoria moderna
Fussel 1984 Stampa
Scritto da Administrator   
mercoledì 27 settembre 2006

Paul Fussell
La Grande Guerra e la memoria moderna
Società editrice il Mulino, Bologna 1984 e 2000.

la copertinaPaul Fussell è uno storico californiano, di orientamento umanistico e letterario. È professore emerito di letteratura inglese nella Università della Pennsylvania. Ha pubblicato parecchi volumi sulla letteratura inglese del XVIII secolo, sulle guerre mondiali e sulle classi sociali. Chiamato alle armi a 19 anni, venne sbarcato in Francia con la 103.a Divisione, ove riportò pure ferite. Dopo la guerra sofferse di stati depressivi, che nella sua autobiografia attribuisce alla disumanizzazione del suo servizio militare e alla rabbia per il modo in cui il Governo degli Usa e la cultura popolare avevano romanzato la guerra. Il volume che qui viene presentato vinse nel 1975 alcuni premi letterari e di critica. Lo storico militare John Keegan lo considera “un libro semplicemente superbo”.
Questo libro ormai classico ha esercitato un’influenza decisiva nel rinnovamento del modo di considerare la prima guerra mondiale e il peso da essa avuto sul ventesimo secolo. Non è una storia del conflitto, non un esame dei suoi aspetti politici o militari: ricorrendo a una ricca messe di testimonianze letterarie, Fussell pone al centro la vita concreta dei soldati e mostra come la trincea e la battaglia, le esperienze estreme dell’uccidere e del morire incidano sui modi stessi della percezione e lascino una traccia duratura nelle strutture emotive e intellettuali dell’uomo contemporaneo. Fussell ha il merito di introdurre nella storia della grande Guerra nuovi punti di vista , più aperti al tessuto delle esperienze corporee e mentali, alla soggettività, all’immaginario e alla memoria, e in questo senso capaci di restituire tutta intera all’evento la sua dimensione biologica, antropologica e culturale, e quindi la portata di grande spartiacque tra due epoche.

G.C.

439 pagine.

testo:
© 2007, Gabriele Calvi e Museo della Guerra Bianca in Adamello