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Il recupero del cannone 10.4 Skoda Stampa
Scritto da Administrator   
mercoledì 31 maggio 2006

Premessa | Prime operazioni | La preparazione | Il recupero | Conclusioni

Relazione a cura di John Ceruti e Antonio Trotti
in collaborazione con l'Ufficio Beni Storico-Artistici del Servizio Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento

Premessa

Il cannone Skoda
Il cannone Skoda
Dopo oltre 80 anni di oblio, nell'estate del 2000 a 3171m di quota, presso le pendici orientali della Punta Botteri, in alta Val Nardis, nel gruppo Adamello-Presanella, riaffiorava dal ghiaccio l'ormai noto cannone d'assedio austriaco da 10.4cm modello 1915 di fabbricazione Skoda.
Durante questa estate 2003, eccezionalmente calda, dopo aver trascorso altri due anni sepolto sotto la spessa coltre nevosa depositatasi negli inverni successivi al 2000, questo importante documento storico della Prima Guerra Mondiale è venuto nuovamente alla luce e la cronaca che lo vede come protagonista si è arricchita di molte novità.
Successivamente al ritrovamento, lo studio approfondito del pezzo, del suo contesto originale (nel tempo dal ghiaccio è emersa l'intera postazione d'artiglieria) e del contesto di rinvenimento, ha reso possibile formulare e verificare alcune ipotesi circa le motivazioni che fecero collocare un cannone d'assedio di simili dimensioni ad una quota tanto elevata, circa la storia del suo trasporto in quota, e riguardo al perché esso non sia più stato ritrovato dopo la fine della guerra.
I dati storici relativi alla presenza in zona Presanella di un tale pezzo erano praticamente inesistenti sino a che, nel 2001, per una fortunata coincidenza, è stata rinvenuta la relazione ufficiale austriaca che narra con dovizia di particolari tempi, modi e motivazioni della collocazione in quota del cannone in esame. La relazione citata, oltre a confermare molte delle ipotesi formulate, aggiunge un importante tassello alla storia del ritrovamento e sottolinea quanto sia importante un corretto approccio scientifico alla materia della conservazione e della valorizzazione del patrimonio storico della Prima Guerra Mondiale, patrimonio che solo di recente è stato a pieno titolo riconosciuto, anche istituzionalmente, come oggetto di particolare tutela.

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Ricognizione e sopralluogo

Il Museo della Guerra Bianca in Adamello di Temù dedica costante e particolare attenzione al territorio ove fu combattuta la Prima Guerra Mondiale, con particolare riguardo ai siti in alta quota. Le eccezionali condizioni climatiche verificatesi nel corso della primavera e nei primi mesi dell'estate 2003, con aria secca e temperature medie molto elevate anche in quota e zero termico spesso al di sopra dei 4500m s.l.m., hanno causato, durante tutto il periodo, una costante e fortissima ablazione superficiale delle aree glaciali (fino a 150-200mm di spessore persi al giorno). Valutato lo stato di emergenza, il 18 luglio 2003 il personale tecnico-scientifico del Museo effettuò un sorvolo in elicottero di tutta la zona glaciale del gruppo dell'Adamello-Presanella a scopo di ricognizione, per valutare le condizioni di innevamento delle zone maggiormente sensibili ad eventuali affioramenti di beni.
L'esito della ricognizione evidenziò che l'area interessata dall'affioramento della postazione d'artiglieria del cannone in oggetto era già del tutto priva di neve e che, inoltre, erano in atto diversi movimenti di crollo da parte di massi, anche di grandi dimensioni, che, precipitando dalla cresta sovrastante, avrebbero seriamente compromesso la conservazione del pezzo, a meno che non si fosse intervenuto con celerità per mettere in sicurezza il reperto. Questa situazione fu immediatamente segnalata all'Ufficio Beni Storico-artistici della Provincia Autonoma di Trento, ente con cui il Museo ha, da tempo, intessuto stretti rapporti di collaborazione.
Il 28 luglio successivo la Commissione Tecnico-scientifica del Museo effettuò un nuovo dettagliato sopralluogo presso la postazione d'artiglieria stendendo poi una relazione per l'Ufficio Beni Storico-artistici nella quale si evidenziavano i seguenti punti:

Situazione statica del pezzo e della cresta soprastante

La situazione statica del reperto era critica: il pendio fortemente inclinato (circa 45°) e il fatto che il pezzo fosse totalmente libero dal ghiaccio ne rendevano imminente lo scivolamento a valle. L'affusto era sollevato dalla superficie glaciale: tutto il peso gravava esclusivamente sulle ruote a loro volta appena sostenute da una putrella in acciaio, anch'essa totalmente libera dal ghiaccio ed a sua volta semplicemente appoggiata a due travi in legno solo parzialmente trattenute dal ghiaccio (che in breve si sarebbe comunque ritirato).
L'equilibrio del pezzo era del tutto precario: era quindi da ritenersi prossimo il distacco, anche facilitato dalle frequenti scariche di massi provenienti dalla cresta sovrastante. La cresta è costituita da grandi blocchi di granito alti fino a 15 metri; i blocchi fino a pochi anni orsono erano parzialmente o del tutto immersi nella coltre ghiacciata: venuto meno il sostegno offerto dal ghiaccio, i blocchi si staccano precipitando a valle e travolgendo tutto ciò che incontrano lungo la loro corsa, la qual cosa è ben documentata nel raffronto dei rapporti fotografici eseguiti durante il sopralluogo e durante le operazioni di recupero del pezzo.

Stato di conservazione

A quasi tre anni di distanza dall'ultima osservazione diretta effettuata da parte degli operatori del Museo le condizioni di conservazione generali del pezzo e dei suoi accessori apparivano decisamente peggiorate: l'ossidazione delle parti in acciaio non solo aveva notevolmente intaccato le pellicole di vernice (ancora presenti al 90% quando il cannone, nel 2000, era da poco affiorato dal ghiaccio) causandone in molti punti il distacco e la caduta, ma anche aveva seriamente compromesso le stesse superfici metalliche con una diffusa craterizzazione. Sono inoltre stati riscontrati notevoli danni alla ruota sinistra che si presenta assai deformata. Il peso del pezzo, non più sostenuto dal ghiaccio, ha causato il cedimento dei raggi inferiori della ruota e la fuoriuscita dalle proprie sedi di quelli superiori: venendo meno la funzione di ripartizione dei carichi data dal cerchione, tutto il peso del cannone ha gravato sui raggi inferiori ormai compromessi causando l'esplosione delle fibre. Sempre a causa del peso proprio del pezzo le tavole e le travi che costituivano la piazzola originale sono state letteralmente frantumate. Altri danni di minore entità erano dovuti alla collisione da parte di sassi di varie dimensioni, provenienti dalla cresta.

Osservazioni generali sul sito

Attorno e nei pressi del cannone, ove era stata segnalata la presenza di diversi materiali accessori al pezzo, sono risultate evidenti le tracce recenti di scavi nel ghiaccio, probabilmente da attribuire a ricercatori di cimeli. Molti beni sono così andati dispersi e non sono stati asportati soltanto i materiali più difficili da trasportare a causa del peso o dell'ingombro eccessivo o che non fossero appetibili dal punto di vista collezionistico o commerciale. In corrispondenza del sito si sono rinvenuti numerosi proietti di tipo perforante, diverse casse di munizioni (nessuna integra, ma molte recuperabili dopo restauro), il vomere del cannone, 2 serbatoi di aria compressa per la ricarica del sistema ricuperatore della canna ed altri materiali.

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La preparazione delle operazioni

Vista la criticità della situazione, causata dal perdurare della situazione climatica di caldo secco in quota e conseguente sostenuta ablazione superficiale del ghiaccio, il Servizio Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento, superando notevoli difficoltà tecnico-burocratiche, metteva in moto la complessa organizzazione necessaria per giungere al recupero dell'importante reperto, operazione la cui riuscita imponeva la massima urgenza onde evitare la perdita definitiva del pezzo e dei materiali accessori. Sono stati allertati i tecnici del Servizio Beni Culturali e del Servizio Prevenzione Calamità Pubbliche, gli operatori del Centro Audiovisivi del Servizio Attività Culturali della Provincia Autonoma di Trento, alcune Guide Alpine, ed i responsabili del Commissariato del Governo e del Museo della Guerra di Rovereto.
Il Commissariato del Governo della Provincia dava disposizioni per la bonifica delle munizioni presenti nell'area d'intervento mentre il Servizio Prevenzione Calamità Pubbliche della Provincia organizzava il coordinamento per la messa in sicurezza del pezzo e dell'area eseguendo, con le guide alpine, dove possibile, il disgaggio dei massi caduti o pericolanti sulla piazzola d'artiglieria. Quest'ultimo lavoro è stato assai difficile e delicato proprio a causa del continuo distacco (che si protraeva anche durante le ore più fredde della notte e della prima mattina) di pietre e massi di grandi dimensioni dalla cresta sovrastante (un grosso masso è caduto nella notte tra il 9 ed il 10 agosto colpendo nuovamente la ruota sinistra del pezzo, causando nuovi danni ed il definitivo distacco del cerchione, oltre alla deformazione dell'asse del relativo freno; durante la stessa settimana un secondo masso di dimensioni stimate attorno al centinaio di metri cubi è scivolato lungo il pendio sfiorando la postazione e travolgendo e portando con sé quanto trovato lungo la propria traiettoria).

Fasi di recupero
Fasi di recupero
Data l'impossibilità di provvedere in loco allo smontaggio del pezzo, è stato necessario prevedere l'impiego di un elicottero che fosse in grado di trasportare, a quella quota, l'intero cannone, pesante oltre 32 quintali. Con la collaborazione della società di lavoro aereo Elicampiglio, l'Ufficio Beni Storico-Artistici ha noleggiato in tempi strettissimi un elicottero modello Superpuma fatto giungere appositamente dalla Svizzera. Al fine di garantire le traiettorie più brevi (e quindi il minor tempo di intervento possibile a causa dell'alto costo della prestazione) ed evitare il sorvolo di aree abitate, è stato scelto, come base delle operazioni, l'altiporto esistente presso il Passo del Tonale. Per limitare le possibili scariche di sassi, le operazioni di recupero sono iniziate alle prime luci del 12 agosto. Le operazioni sono state documentate dagli operatori del Centro Audiovisivi della Provincia Autonoma di Trento, presenti a bordo di un secondo elicottero di Elicampiglio, e dal personale tecnico-scientifico del Museo della Guerra Bianca in Adamello.

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Il recupero

Fasi di recupero
Fasi di recupero
La cronaca della giornata ha visto dapprima impegnate le Guide Alpine che, giunte presso il sito con il primo volo dell'elicottero di Elicampiglio, hanno provveduto a garantire la sicurezza degli operatori e dei materiali; i voli successivi hanno trasferito in quota personale dell'Ufficio Beni Storico-Artistici della Provincia Autonoma di Trento e del Museo della Guerra Bianca in Adamello, e, infine, hanno consentito le riprese aeree ai tecnici del Centro Audiovisivi. Un terzo elicottero, della Guardia di Finanza, ha garantito la presenza degli artificieri per la bonifica dell'area.
Imbracato il cannone, si è levato in volo l'elicottero Superpuma che, giunto in pochi minuti, in brevissimo tempo lo ha agganciato al lungo cavo baricentrico (80 metri, per evitare distacchi franosi causati dal volo troppo radente) e lo ha trasferito al Passo del Tonale, depositandolo su un TIR messo a disposizione del Servizio Prevenzione Calamità Pubbliche della Provincia Autonoma di Trento: erano le ore 7,10 del mattino.
Le operazioni sono proseguite con il recupero dei reperti relativi all'intera postazione d'artiglieria grazie all'elicottero di Elicampiglio, per complessivi 22 quintali di materiali accessori asportati. Tra questi sono state recuperate le travi e le putrelle che sostenevano la piazzola della postazione oltre alle tavole di una seconda piazzola adiacente (queste ancora integre, in quanto non più sollecitate dal peso del relativo pezzo), il vomere dell'affusto, il carro per il trasporto della canna, parti della slitta che fu impiegata per il trasporto sul ghiacciaio della bocca da fuoco, i cunei necessari per assicurare la stabilità al pezzo durante il tiro, le lamiere ondulate che costituivano la copertura della postazione, infine parti di casse di munizioni, i serbatoi per l'aria compressa ed altri accessori. Il recupero è avvenuto con l'adozione di particolari precauzioni per la sicurezza dei beni.
Durante le operazioni è stato effettuato il rilievo fotografico e la documentazione della posizione e delle parti movimentate al fine di consentire a posteriori la piena lettura del sito e garantire la fedele ricostruzione dell'intera postazione, in ambiente protetto e di facile accesso.

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Conclusioni e prospettive

E' molto importante sottolineare quanto questo ritrovamento sia eccezionale sia per la rarità del pezzo, sia e soprattutto per il fatto che si sia potuto documentare l'intero contesto e recuperare gran parte dei materiali che costituivano la postazione originale. E' altresì di fondamentale importanza che si operi adeguatamente perché l'insieme rimanga tale, così come è giunto a noi da quando i soldati austriaci hanno lasciato la linea.
Documentata l'impossibilità di garantire la conservazione dell'insieme nel sito di origine (peraltro completamente stravolto dagli eventi di dinamica glaciale, tuttora in atto) ed effettuato ormai il recupero, è ora importante comprendere come la corretta salvaguardia e valorizzazione di questa testimonianza meriti un serio ed approfondito progetto conservativo secondo corretti criteri tecnico-scientifici.
Questi devono garantire:

  • la conservazione a medio e lungo termine dei manufatti;
  • la completa e corretta valorizzazione dei beni, ovvero la trasmissione delle valenze storiche associate al reperto, al più ampio pubblico possibile.

In quest'ottica un serio programma di intervento può correttamente svolgersi secondo la scaletta che segue:

  • riordino dei beni recuperati;
  • analisi morfologica e funzionale dei beni e delle diverse parti costituenti;
  • identificazione dei materiali costituenti e valutazione dello stato di degrado;
  • individuazione delle parti o componenti mancanti (distrutte o asportate) al fine di tentarne il recupero o (dove opportuno) la riproduzione;
  • intervento conservativo d'urgenza, ossia pulizia sommaria dei beni per la rimozione degli elementi estranei (polvere, terra, sassi, materiale biologico), seguita dal trattamento protettivo provvisorio delle superfici (specialmente quelle con pellicole di vernice originale) e dei materiali di origine organica (parti in cuoio, legno);
  • collazione ed analisi dei materiali documentali pertinenti reperiti ed eventuale approfondimento della ricerca storica e tecnica;
  • identificazione del luogo di destinazione finale del reperto, scelto sulla base di criteri di massima utilità, sulla base dei parametri di conservazione, valorizzazione e fruibilità.

E' opportuno, in questa sede, indicare che tale luogo dovrebbe essere in una località abitata, posta il più vicino possibile al sito di rinvenimento. L'ambiente di conservazione dovrà essere chiuso, possibilmente ad atmosfera controllata (bassa illuminazione con sorgenti ad emissione controllata, umidità relativa non superiore al 60%, e temperatura inferiore ai 21°C).
Sarà altresì importante garantire la massima fruibilità da parte del pubblico, secondo adeguati criteri museografici:

  • definizione e applicazione di corretti criteri tecnico-scientifici per l'intervento conservativo straordinario sulle diverse parti del reperto, in funzione dei materiali costituenti, della tecnica costruttiva, dello stato di conservazione e del luogo di destinazione finale; a tale proposito si ritiene utile sottolineare che l'omogeneità degli interventi conservativi su tutti i materiali della postazione è il fattore determinante per la credibilità e la scientificità di una successiva esposizione al pubblico;
  • riallestimento della postazione d'artiglieria corredata di un adeguato supporto di materiali didattici che garantiscano al pubblico la migliore comprensione della valenza storica del reperto e delle complesse attività di salvataggio e conservazione;
  • predisposizione di un adeguato corredo di materiali ed iniziative promozionali che rendano possibile la maggior diffusione possibile dell'informazione della presenza del reperto al fine di divenire un significativo tassello dell'ampia proposta trentina in tema di turismo culturale;
  • pianificazione degli interventi conservativi ordinari successivi (manutenzione ordinaria).

E' ora auspicabile che si crei una concreta sinergia di intenti e di azioni per la corretta trasmissione delle numerose valenze culturali che questo frammento della nostra Storia possiede e che i ghiacci, dopo averle custodite per oltre 80 anni, ci hanno improvvisamente regalato.


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